Scegliere è la “parte migliore”

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Ci sono brani delle Scritture che vengono considerati di difficile interpretazione, che richiedono una conoscenza più approfondita del contesto in cui sono stati elaborati o uno passaggio ulteriore per la comprensione. Hanno il pregio di interrompere l’effetto del “già noto”, di sottrarci al rischio di pensare che sappiamo già cosa quella Parola ha da dirci.

Il brano in cui Luca ci racconta di Marta e di Maria (Lc 10, 38-42) non sembra porre grandi difficoltà, eppure è tra quelli che mi fanno stare “scomoda”.

Seduta ai banchi di una chiesa “estiva” – che frequento saltuariamente e mi discosta un po’ dal troppo familiare – ascoltavo il Vangelo e la mia consueta sensazione di incompletezza. L’omelia non mi ha aiutato molto: il ministro ha richiamato all’importanza del servizio e dell’ascolto, invitando a superare l’apparente contraddizione tra vita attiva e contemplativa, con una inclinazione verso quest’ultima, come il Vangelo stesso incoraggia. Era una buona omelia, che parlava ad un’assemblea variegata: a chi in quella chiesa offre il proprio servizio e a chi vi entra anche una sola volta, in visita.

Eppure la mia domanda rimaneva. Senza nessuna pretesa di cimentarmi in un’esegesi per la quale non avrei sufficiente competenza e rigore, ho provato a darle più attenzione: cos’altro ancora aveva da dirmi quella Parola?

Vengo da un lungo percorso che mi ha insegnato a non ignorare il fatto che siamo attraversati dalla differenza sessuale: non la mera constatazione del nostro dato biologico, ma il fatto che il nostro essere sessuati riceve significato all’interno di un ordine simbolico che, tra le altre cose, distribuisce valori e ruoli. Così ho osservato ancora una volta la scena che l’evangelista tratteggia ai nostri occhi: c’è un uomo e ci sono due donne, che non fanno semplicemente da sfondo. È già un dato interessante, non raro ma degno di nota: non a caso quello di Luca è considerato il “Vangelo delle donne”.

È chiaro che tra loro ci sono delle asimmetrie.

Quell’uomo è il Signore: così è riconosciuto dall’autore che vuole mostrarci la solidità degli insegnamenti che abbiamo ricevuto (Lc 1,4), da noi che ne riceviamo ancora una volta l’annuncio, ma anche già dalle due sorelle, prima della Pasqua.

Marta è la sua ospite: sappiamo dalla tradizione che Gesù si trova nella casa di Lazzaro, Maria e Marta, ma il Vangelo ci dice chiaramente che è Marta ad averlo accolto. Non si fa menzione di Lazzaro in questo brano.

Maria è qui indicata come la sorella di Marta, mentre in altre occasioni è Marta ad essere ricordata come sorella di Maria (cfr. Gv 11,1).

Il brano è composto da pochi versetti: i primi due sono serviti a delineare la scena, i successivi tre riportano il dialogo tra Marta e Gesù, ed è qui che il mio ascolto “inciampa”.

Marta si rivolge al Signore, si fa avanti e rivendica un suo sguardo: non ti importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? È una richiesta di empatia, di cura nei suoi confronti: “non ti importa di me? della mia fatica?” (e quante di noi potrebbero riconoscersi!). O è un richiamo a ciò che la sorella dovrebbe fare, a come dovrebbero essere agiti i ruoli? Mia sorella mi ha lasciata sola a servire. L’una non esclude l’altra e non è necessario definire una risposta.

Dille dunque che mi aiuti. Mantenendo lo sguardo sulle relazioni tra Gesù e Marta, Gesù e Maria e tra le due sorelle, mi chiedo: perché Marta si rivolge a lui? Perché fa appello alla sua autorità – di uomo o Signore? C’è distinzione, per lei? – per far in modo che Maria venga richiamata a quello che Marta percepisce come l’ordine corretto?

La risposta di Gesù – che provoca uno spostamento rispetto alla richiesta, avvinandosi al cuore della questione e dell’interlocutrice – non smetterà di alimentare commenti, omelie, perfino scelte di vita intorno alla parte migliore, ma questa volta al mio orecchio l’accento slitta poco prima: Maria ha scelto. Il Signore rimanda Marta alla propria autorità, alla possibilità di decidere di sé, in relazione a Lui: ciò che sceglierà, allora, sarà anche per lei la parte migliore, e non le potrà essere tolta.