Approvato il documento di sintesi del cammino sinodale delle chiese in Italia.

Copertina del Documento di sintesi del Cammino sinodale, Lievito di pace e di speranza, con Logo e titolo.

Il Vangelo di tutti e le fratture di alcuni.

Sabato 25 ottobre, come sappiamo, la Terza assemblea del cammino sinodale delle chiese in Italia ha approvato il Documento di sintesi riveduto e corretto, dopo l’incontro di aprile che aveva segnato un momento quasi storico nelle pratiche sinodali con il respingimento da parte dell’assemblea del Documento che era stato allora preparato, ritenuto non rispondente alle discussioni e decisioni sinodali. Stavolta “Lievito di pace e di speranza” ha ottenuto 781 voti favorevoli su 809 e sarà, dunque, presentato all’assemblea dei Vescovi nel mese di novembre.

Il documento è stato il frutto di un lungo e articolato lavoro sinodale svolto sia nelle chiese locali che nelle assemblee nazionali, un percorso serio di ascolto, anzitutto, e di riflessione attraverso il metodo sinodale delle conversazioni nello spirito, che sempre più dovrà diventare lo strumento pratico del discernimento ecclesiale.

Già questo dovrebbe favorire la convergenza dei cattolici in un cammino comune degno di fiducia. Ma, da ciò che stiamo leggendo e ascoltando in queste ore, sembrerebbe non essere così. Si ripresenta ancora una volta la frattura che la chiesa italiana vive con particolare attrito al suo interno e che mons. Erio Castellucci, presidente del Comitato nazionale del Cammino sinodale, così descrive nella Presentazione al Documento: «…per restare nel contesto dei cattolici italiani, la divisione tra chi sogna una riedizione pura e semplice della “cristianità”, ormai definitivamente tramontata, e chi cerca invece una postura ecclesiale adatta alla società di oggi, crea tensioni e incomprensioni dannose per la comunione e la missione. Il Cammino sinodale intende porsi, umilmente, come strumento per recuperare nella Chiesa la concordia nelle cose essenziali, la libertà nelle cose dubbie che richiedono ulteriori riflessioni e la carità in tutte» (Lievito di pace e di speranza, Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia, p.7).

La preoccupazione per la salvaguardia dell’unità e della comunione è di certo la costante alla quale siamo abituati da tempo, ma la “libertà nelle cose dubbie che richiedono ulteriori riflessioni” è una finestra aperta per un ricircolo d’aria urgente per il respiro della chiesa italiana sempre a rischio di asfissia. A tale proposito, per comprendere profondamente e con le giuste chiavi di lettura il Documento, è illuminante la bellissima Presentazione di Castellucci nelle righe in cui viene delineata l’identità ecclesiale che fa da chiave ermeneutica dell’intero testo: «Una Chiesa in cammino, in ascolto, senza pretese di superiorità, con la sola preoccupazione di accogliere il Vangelo e annunciarlo al mondo. Una Chiesa missionaria lievito di pace e di speranza. Non è altro che l’eco della brevissima e folgorante parabola di Gesù: “Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata” (Mt 13,33; cfr. Lc 13,20-21). Gesù, quando vuole dare un’idea del Regno di Dio, non evoca mai immagini di potenza umana e divina, ma propone quadretti di vita lavorativa e domestica. Qui il Signore sembra paragonarsi a una massaia, che mescola il lievito alla pasta, seguendo il giusto dosaggio, e sa attendere il risultato».

Se questi sono i tratti del Vangelo e della chiesa (incontestabili, si spera), risultano davvero infondate le lamentele di quella parte di cattolici che avrebbero voluto ritrovare nel Documento di sintesi la rigida “chiarezza” che definisca il dentro/fuori, il giusto/sbagliato. Piuttosto è proprio tale rigidezza, retaggio di un passato non troppo lontano, che la chiesa italiana sta giustamente cercando di scrollarsi di dosso per indossare finalmente le vesti evangeliche dell’ascolto, dell’accoglienza, del rispetto umile, delle braccia sempre aperte verso tutti.  Perché… “Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata”.