Senso, libertà, responsabilità

Dice il saggio

Bellantoni

Domenico Bellantoni
Identità fluide in una società liquida
Educazione affettiva e di genere nel contesto contemporaneo
Città Nuova, 2025, pp. 128
€ 16,90

Il nuovo libro di Domenico Bellantoni, psicologo, psicoterapeuta e docente di Psicologia della religione all’Università Salesiana di Roma, si colloca nel solco di una lunga riflessione dell’autore sui temi dell’educazione, dell’affettività e della costruzione dell’identità personale. Identità fluide in una società liquida si presenta come il terzo capitolo ideale di una trilogia iniziata con Ruoli di genere (2015) e Aiutami a essere felice (2020), ma assume un tono più divulgativo e operativo, anche nell’agile formato di poco più di cento pagine, rivolto a educatori, insegnanti, genitori e a chiunque si trovi a fare i conti con la formazione delle nuove generazioni in un contesto sociale radicalmente mutato.

Il titolo, che richiama la “società liquida” di Zygmunt Bauman e l’idea di identità “fluide”, introduce bene il cuore del libro: la necessità di comprendere come i cambiamenti culturali degli ultimi decenni — segnati da pluralismo, relativismo, individualismo, tecnologia pervasiva e “evaporazione del padre” (Lacan) — abbiano trasformato il modo in cui le persone, e in particolare i giovani, costruiscono la propria identità, soprattutto nei suoi aspetti affettivi e di genere. Bellantoni sottolinea come l’attuale contesto, caratterizzato da complessità (Morin) e da una molteplicità di modelli e narrazioni veicolati soprattutto attraverso il web e i social media, renda urgente un accompagnamento educativo capace di orientare senza imporre, di comprendere senza semplificare, di dialogare senza arroccarsi.

Il libro si articola in tre capitoli, con una progressione chiara. Nel primo l’autore analizza le caratteristiche del contesto contemporaneo, evidenziandone le opportunità ma anche le criticità: dalla crisi delle istituzioni e delle norme tradizionali alla frammentazione dei riferimenti valoriali, dalla spinta verso l’autodeterminazione radicale alla tensione tra libertà individuale e responsabilità collettiva. Nel secondo capitolo Bellantoni entra nel vivo del processo di costruzione dell’identità personale e di genere, distinguendo tra identità sessuale, identità di genere, ruolo di genere e orientamento sessuale, e interrogandosi sul rapporto tra natura e cultura, corpo e percezione, libertà e condizionamenti. Qui il riferimento alla logoterapia di Viktor Frankl diventa centrale: la ricerca di senso e l’affinamento della coscienza emergono come strumenti decisivi per aiutare i giovani a non smarrirsi in un contesto di possibilità illimitate ma di significati spesso sfuggenti.

Il terzo capitolo, infine, offre suggerimenti educativi concreti. Bellantoni rifiuta tanto l’atteggiamento di chi si irrigidisce in posizioni nostalgiche e difensive quanto quello di chi, per quieto vivere, aderisce acriticamente a ogni cambiamento. Propone invece una “terza via” fatta di dialogo intergenerazionale, capacità di ascolto, assunzione di responsabilità e trasmissione critica delle tradizioni, senza moralismi ma anche senza relativismi compiacenti. L’obiettivo è favorire lo sviluppo di un’identità affettiva e di genere libera ma consapevole, capace di coniugare autodeterminazione e cura dell’altro, diritti individuali e relazioni significative.

Muovendo da una prospettiva cattolica, Bellantoni evita sia il tono del “crociato anti-gender” sia quello del militante ideologico: il suo approccio è riflessivo, dialogico, aperto alla complessità. Riconosce i meriti dei gender studies — come il contributo di Judith Butler nel mettere in luce la dimensione socio-culturale del genere — ma mette in guardia contro il rischio di riduzionismi e semplificazioni, siano essi naturalistici o costruttivisti. La sua proposta educativa cerca di tenere insieme libertà e verità, autonomia e relazionalità, diritti individuali e bene comune, in una prospettiva che vede nell’educazione non la trasmissione di dogmi, ma l’accompagnamento verso una vita piena di senso.

Chiaramente opera di un uomo di fede, il libro si distingue per equilibrio e chiarezza espositiva. Non cede né alla tentazione di condannare il presente in nome di un passato idealizzato, né a quella opposta di esaltare ogni novità come progresso indiscusso. Bellantoni invita educatori e genitori a un compito impegnativo: essere “ponti” tra generazioni, capaci di custodire e insieme reinterpretare i valori, di ascoltare senza pregiudizi ma anche di proporre visioni di vita che aiutino i giovani a non perdersi in una libertà senza orizzonte. L’invito è a ripensare l’educazione affettiva e di genere come spazio di incontro tra generazioni, culture e visioni del mondo, nella consapevolezza che “non c’è progresso senza radicamento, e non c’è radicamento senza dialogo con il presente”.