Il futuro nel passato

Cinema

Pasolini

Gian Piero Brunetta
Pasolini e il cinema
Parola, visione, mito
Carocci, 2025, pp. 188
€ 19

Tra la lunga serie (lodevolissima, pur se tardiva) di “celebrazioni” pasoliniane in Tv, Radio, Internet, Stampa ecc., si aggiunge questo originale “cocktail” di scritti, di Gian Piero Brunetta, circoscritti alla esperienza cinematografica dell’uomo di cinema, “Pasolini e il cinema” – Carocci – “Le Frecce”.

A una introduzione corposa, probabilmente di tempi recenti, lo stesso autore sceglie di riproporre una selezione dei suoi scritti tra il 1967 e il 1987.

Indipendentemente da ciò che resta delle “ideologie”, come diceva Rossana Rossanda, (Il Manifesto, 4 Novembre 1975): “Con commossa unanimità di accenti, da Destra a Sinistra, la stampa italiana piange Pier Paolo Pasolini, l’intellettuale più scomodo che si abbia avuto in questi anni.”

La poliedricità di questa figura appare davvero incarnare, ancora oggi, secondo chi scrive, l’intellettuale poliedrico e di libero pensiero, nemico giurato dei tabù ideologici, tanto “in rosso”, quanto “in nero”. Vibratamente scomodo, eppure appassionato. Potrei dire, leopardianamente sconsolato e amaro, quanto affamato di “sete di vita”.

Lui stesso riconosceva di essere un uomo del passato, catapultato in un presente (allora), rabbiosamente contraddittorio, di cui vedeva i prodromi del consumismo dilagante, alienante.

Mi si consenta una, apparente, “evasione filmica”. Estate 1964: Riviera Romagnola: Dino Risi avvia le riprese de “L’Ombrellone”, con la coppia Sandra Milo ed Enrico Maria Salerno (ex partigiano). Prende a prestito la idea di Fellini in “Dolce Vita”: l’elicottero che porta la statua di Gesù. Solo che ora l’elicottero sorvola, spietatamente, chilometri di costa dove infiniti esseri umani formiche, lottano per il loro miserabile spicchietto di “Un posto al Sole”, quasi incollati l’uno sull’altro.

Pieno Boom e benessere per milioni di individui. Avventure, doppi sensi, tradimenti, musiche assordanti, come si dice, voglia di Sballo. Una scolaresca di bambini cammina sul lungomare, canticchiando “Bella Ciao”. Salerno, il protagonista, li osserva, quasi fossero fantasmi, spettri.

Il Boom ha strappato gli ideali e la coscienza.  In maniera diversa cose simili, in quella stagione ricchissima di grande cinema, le dicevano Visconti (“Rocco”), Fellini (“Dolce Vita”), Risi (“Vita difficile” – “Sorpasso”).

Ma Pasolini cerca l’Estremo. Il sottoproletariato urbano, i tuguri e le periferie (pochi anni prima dipinti dal mio amato Giovanni Omiccioli, che poi si “rifugerà” nelle capanne abbandonate sul litorale romano, pur rivestendole di cromie calde e liriche).

“Accattone” sarà divisivo e dilaniante, contrastatissimo e censurato. Ma simile sorte si abbatte su “La Ricotta” 1963, e, in misura diversa su “Mamma Roma” e “Il Vangelo secondo Matteo”. Io ci vedo un Pasolini profondamente cristiano, fino alla commozione. Ma si tratta di un Cristianesimo, per i tempi, “borderline”, del tipo della Prima Stesura della Regola di Francesco, che in troppe cose sembrava quasi affiancarsi alle accuse degli eretici Albigesi e Dolciniani, sul fianco più debole e corrotto della Curia Romana.

Ora tocca alla Sinistra: con “Uccellacci e Uccellini” 1965/66, il personaggio del Corvo Parlante, la metafora del funerale di Togliatti, e con esso, la fine di un mondo. Pasolini/Collodi: il verde Grillo parlante. Quanto buon senso, sensibilità, acume. Entrambi divorati.

“La fine del “Sogno di una Cosa”, di un mutamento, di una speranza, è già arrivata, per il regista, negli anni Sessanta”. Udire cosa dice la giovane Oriana Fallaci 1963 Estate, “Comizi di Amore”, quando si parla della iniziale liberazione femminile nel mondo del lavoro, già avviata in grande a Milano.

Il regista, obbietta che ha visitato la Calabria e la Sicilia, e che di questa emancipazione non ha trovato nulla, o quasi (come si capisce limpidamente dai colloqui con i meridionali del filmato… e il “peggio” della arretratezza è già stato pre-censurato dallo stesso regista).

“Ma quello è un altro mondo!” risponde la scandalizzata borghese milanese.

Giusto! In fondo, 1959, Visconti, “Rocco e i suoi fratelli”: all’arrivo alle case popolari a Lambrate, cosa dice la portinaia, agli altri del plesso della famiglia Parondi di Lucania? “Africa!” Ma gli italiani non sono mai stati veri razzisti!

Esamino di Coscienza?

Ultimo, tra le migliaia di stimoli, da questa mente vulcanica, senza pace: e anche qui, radicalità assoluta, ascolto e osservazione limpidissima (in apparenza spietata): “Il primo linguaggio degli esseri umani è il loro agire. La forma scritto/parlata non è altro che una integrazione di tale agire. Il Cinema è il momento scritto di una lingua naturale e totale, che è l‘agire nella realtà”.

Solo alcuni agganci, limitati ai film del primo periodo pasolinano. Con “Uccellacci e Uccellini”, siamo all’incrocio, con le pellicole del secondo periodo: da “Edipo Re”, “Teorema”, “Porcile”, in poi, fino alla “Galleria degli orrori” di Salò. (si direbbe, in latino, “In fumo mortis”. O, nel tedesco della Walkiria wagneriana, “TodesVerkundigung”, “Annuncio di Morte”).

Ma l’articolo assumerebbe davvero, appunto, dimensioni wagneriane!