Petrarca senza veli
Dice il saggio
Luca Marcozzi
Petrarca
La vita e il mondo
Carocci, 2025, pp. 580
€ 52
Con Petrarca. La vita e il mondo (Carocci, 2025, 580 pp.), Luca Marcozzi consegna agli studi petrarcheschi un’opera monumentale che si candida a diventare il nuovo punto di riferimento per gli anni a venire. La sua ampiezza e profondità si misurano non soltanto nel numero delle pagine, ma soprattutto nell’impostazione metodologica: Marcozzi ricostruisce la biografia di Francesco Petrarca tenendo conto di un dato imprescindibile, e cioè che la quasi totalità delle informazioni a disposizione deriva dalle parole dello stesso poeta. Petrarca, come Dante prima di lui e come molti altri grandi autori dopo, elaborò infatti una vera e propria autobiografia ideale, spesso più letteraria che fattuale, concepita sul modello agostiniano per offrire al lettore un ritratto esemplare, e perciò inevitabilmente selettivo, manipolato e in parte fittizio.
Il pregio del volume di Marcozzi sta nella capacità di mantenere in equilibrio la voce dell’autore con quella, flebile e non sempre attendibile, dei documenti superstiti, cronache, atti e testimonianze dei contemporanei. Marcozzi adotta un approccio critico, verificando ogni episodio, ogni svolta della vita del poeta sullo sfondo storico, politico e culturale del tempo. Così, eventi centrali come l’assedio di Parma del 1344, quando Petrarca vi abitava e – stando a quanto da lui narrato – riuscì rocambolescamente a fuggirne, o l’incontro con Dante vengono sottratti al mito autobiografico di Petrarca e rivisitati alla luce di documenti e circostanze storiche. Ne emerge l’immagine di un uomo che, pur aspirando alla quiete e all’otium letterario, fu in realtà instancabile diplomatico, “peregrinus ubique” tra Avignone, Roma, Milano, Parigi, Praga, costantemente al servizio di potenti signori e corti.
Il libro mostra in maniera esemplare quanto il poeta sia stato artefice del proprio autoritratto, spesso aggiustato, retrodatato, persino manipolato per esigenze di immagine. L’esempio più emblematico è il rapporto con Cola di Rienzo: dapprima sostenitore entusiasta del tribuno, Petrarca si affrettò, dopo la caduta del regime repubblicano, a prendere le distanze, inserendo nelle Familiari lettere che sembrano essere state retrodatate per smorzare l’imprudenza iniziale. Similmente, l’incontro con Dante, di cui Petrarca volle vantare la memoria per accreditarsi di fronte a Boccaccio, appare in realtà incerto nei luoghi e nelle date, probabilmente funzionale a costruire un’autorevole legittimazione nel confronto con l’Alighieri.
L’opera di Marcozzi, tuttavia, non si limita a smontare leggende o a correggere la cronaca. Il sottotitolo, La vita e il mondo, segnala la volontà di collocare Petrarca dentro il tessuto vivo del suo tempo, restituendo la densità storica, sociale e culturale di un’epoca segnata da lotte di potere, epidemie, rivoluzioni politiche e trasformazioni intellettuali. È in questa prospettiva che Marcozzi rilegge le scelte poetiche e filosofiche del Petrarca, sempre in dialogo con pubblici differenti — curiali, intellettuali, cancellereschi — e sempre in bilico fra il desiderio di autonomia morale e la necessità di sopravvivere all’interno di reti di potere.
Il ritratto che ne risulta è quello di un uomo profondamente contraddittorio: fiducioso nella forza della parola ma a disagio nel proprio tempo, desideroso di solitudine ma costantemente immerso nelle relazioni di corte, propugnatore dell’otium ma instancabile viaggiatore e funzionario, idealista e opportunista. Anche figure centrali della sua vicenda biografica e poetica, come Laura, si stagliano nel libro più come fantasmi letterari, coerentemente con la tesi di fondo che vede nell’intera produzione petrarchesca un “castello di Atlante” di finzioni e rimandi, in cui la verità biografica e la verità poetica si confondono.
In questo senso, Marcozzi non propone soltanto una nuova biografia, ma anche un nuovo metodo di lettura di Petrarca, fondato sulla costante dialettica tra documento e scrittura di sé, tra storia e letteratura, tra vita reale e vita narrata. Non a caso il libro, frutto di decenni di ricerche e dell’uso sistematico di risorse e archivi europei, si configura come un affresco imponente, capace di superare per mole e rigore critico i modelli precedenti. Se è vero che “di nessun essere umano vissuto prima di lui sappiamo quanto sappiamo di Petrarca”, come già osservava Wilkins, il biografo petrarchesco sin qui più autorevole, è altrettanto vero che Marcozzi mostra con chiarezza come questo “sapere” sia stato costruito dal poeta stesso e vada dunque continuamente decifrato.
A fine lettura si ha la sensazione di aver attraversato non solo una vita, ma un mondo: quello di un’Europa frammentata e in rapido mutamento, che anche attraverso l’opera e il pensiero di Petrarca muoveva i primi passi verso la modernità. E, soprattutto, resta l’impressione che l’uomo Petrarca, con le sue finzioni, i suoi entusiasmi, le sue paure e la sua instancabile sete di gloria letteraria, sia ancora oggi sorprendentemente vicino a noi.
