Fede, poesia e ribellione
Biografie
Mario Lancisi
David Maria Turoldo
Vita di un poeta ribelle
Terra Santa edizioni, 2024, pp. 368
€ 29
David Maria Turoldo. Vita di un poeta ribelle (Terra Santa Edizioni, 2024) di Mario Lancisi è un ritratto intenso e polifonico di una figura che continua a irradiare la sua forza spirituale e civile. Il libro non è, come lo stesso autore dichiara, una biografia in senso stretto, ma un racconto corale che intreccia la vita di Turoldo con quella dei “folli di Dio”, il gruppo di uomini e donne che, sull’asse Milano-Firenze, accesero la Chiesa italiana del dopoguerra contro le tenebre del conformismo e del potere clericale. Lancisi ricostruisce, attraverso testimonianze dirette, documenti inediti e pagine di poesia, la vicenda di un frate servita friulano, nato povero e destinato a diventare una delle voci più potenti del cattolicesimo: teologo, poeta, resistente, predicatore, cineasta e, soprattutto, coscienza inquieta di un’epoca segnata da scontri e speranze.
L’opera si apre con la scena simbolica dell’ordine impartito dal cardinale Ottaviani — «Fatelo girare perché non coaguli» —, il diktat del Sant’Uffizio che condanna Turoldo a una vita errante, “come un pacco postale”, da un convento all’altro, per la sua predicazione troppo libera e il suo carisma contagioso. È un incipit che rivela l’impianto del libro: più che una cronologia, una geografia spirituale. Milano, Firenze, Londra, Udine, Sotto il Monte — tappe di un pellegrinaggio interiore e comunitario, in cui la parola del frate si fa resistenza morale, voce dei poveri, canto poetico e denuncia profetica. L’autore alterna la sua scrittura limpida e documentaria alle voci dei testimoni — religiosi, studiosi, amici — che restituiscono la fisicità e la voce di Turoldo, la sua potenza oratoria, l’energia visionaria, la dolcezza vulnerabile. Il risultato è un mosaico in movimento, attraversato da una tensione costante tra luce e ombra, fede e dubbio, Chiesa e mondo.
Lancisi attinge a un patrimonio imponente di fonti: lettere, prediche, poesie, interviste, testi rari, molti dei quali inediti. Ogni capitolo è aperto da un frammento poetico, filo rosso che intreccia l’intera esistenza del frate e al tempo stesso la chiave di accesso alla sua anima. Turoldo non è mai ridotto a “prete scomodo” o “prete di sinistra” — etichette che detestava — ma appare come un uomo di fede e di libertà, radicato nella povertà delle origini e capace di parlare a credenti e non credenti, poeta che dà voce al dolore del mondo e alla sua sete di giustizia.
Il ritratto che emerge è quello di un uomo che vive il Vangelo come scandalo e passione. Dalla Resistenza ai sermoni, dalle amicizie con Pasolini e Alda Merini alla collaborazione con Balducci e De Piaz, dal film Gli ultimi — struggente affresco del Friuli contadino e della dignità degli umili — fino all’esperienza di Fontanella, il libro segue Turoldo nei suoi “esili”, trasformati in luoghi di rinascita. Le sue lotte — contro l’“onnipotenza” della Chiesa di Pio XII, per la pace, per l’obiezione di coscienza, per la giustizia sociale — sono paradigmi di una fede vissuta come resistenza morale. Dietro il ribelle c’è però sempre il poeta: il cantore dell’uomo, “passione di Dio”, il predicatore che trasforma l’angoscia in versi e la parola in incarnazione di libertà.
La figura di Turoldo è specchio di un’urgenza spirituale e civile: ritrovare il coraggio del dissenso, la forza della parola, l’attualità del Vangelo come rivoluzione umana. La “storia di sguardi” che l’autore costruisce — quelli di chi conobbe Turoldo, di chi lo avversò, di chi lo amò — si traduce in una scrittura partecipe, mai agiografica, capace di far emergere le contraddizioni di un uomo impetuoso, fragile e ardente. È proprio questo equilibrio tra empatia e distanza, tra analisi e risonanza interiore, a fare della biografia di Lancisi un testo di grande valore letterario oltre che storico.
Nel linguaggio dell’autore si riflette la fiamma di quella voce che, come scrisse Carlo Bo, “Dio stesso volle dotare di fede e di poesia”. In un tempo che tende a smarrire la memoria dei profeti, il libro di Lancisi restituisce a Turoldo la sua voce viva e contemporanea — quella di chi, ancora oggi, continua a “rompere la pace dei conventi” per ricordarci che la fede, se non è inquieta, non è viva.
