Tavola di voci femminili

Biografie

Ritratti_donne

AA.VV.
Ritratti a viva voce
Di donne che impugnano la loro vita come una bandiera e una testimonianza di futuro
Vald’O, I Libri di Mompracem, 2025, pp. 164
€ 20

Nel libro Ritratti a viva voce (Vald’O, I Libri di Mompracem, 2025), ideato e curato da Valentina Montisci, venti autrici raccontano venti donne, intrecciando alle biografie il proprio sguardo, le proprie parole, le proprie battaglie. Ne nasce un mosaico vitale e polifonico che ricompone un paesaggio umano femminile, fatto di gesti quotidiani, di scelte radicali e di un coraggio che si misura con la concretezza del vivere. Ogni storia, ogni poesia, ogni ritratto fotografico è una dichiarazione d’esistenza e un invito alla testimonianza, alla responsabilità, alla cura del mondo. La cornice è la Val d’Orcia — e più in generale la Toscana —spazio di resistenza civile, di lentezza e ascolto, di ritorni e di radici condivise.

Il libro si apre come un grande tavolo attorno a cui le donne si siedono per raccontarsi: non per celebrare l’eccezionalità, ma per restituire dignità alle vite coerenti, alle “storie belle” di chi agisce nella realtà senza clamore. Montisci scrive nell’introduzione che “ci siamo sedute intorno a un tavolo e quel tavolo è questo libro”, e la formula spiega il tono dell’opera: intimo, corale, privo di retorica, animato dal desiderio di rammendare le fratture dell’individualismo con fili di solidarietà e di utopia concreta.

Il libro propone una forma di pedagogia sentimentale: invita a guardare il mondo “controluce”, a scorgere nel margine e nella periferia la forza del futuro. Si legge lentamente, con il piacere di sfogliare le pagine, come si ascoltano le voci amiche che parlano di libertà, di lavoro, di amore per la terra, di giustizia e di bellezza.

Tra le figure narrate c’è Andrea Bassetti, infermiera che ha trasformato il podere di famiglia, sulle colline di Montalcino, in una biofattoria con attività di pet therapy. La sua storia, narrata da Elena Salviucci, parla di ritorno alla terra e di un’idea di cura che unisce persone e animali.

Tra le narratrici di Ritratti a viva voce spicca Cinzia Mescolini, scrittrice e studiosa romana, dottoressa di ricerca in Scienze librarie e documentarie alla Sapienza. Autrice del recente Lule (Affiori – Giulio Perrone Editore, 2024), Mescolini porta nel volume una voce raffinata, sospesa tra realismo magico e introspezione. Nella storia dedicata a Zeynep Paftali il suo sguardo unisce rigore e poesia, attraversando i temi dell’identità e della memoria. La sua scrittura, colta e sensibile, riflette lo spirito corale e umanissimo dell’intero progetto.

Un’altra storia è quella di Maria Stella Marchetti, raccontata da Valeria Ancione. Sopravvissuta a una leucemia fulminante, Marchetti ha fondato l’associazione “L’Arcobaleno della Speranza” per accompagnare e sostenere i malati oncoematologici.

La danzatrice e performer Marta Lucchini, narrata da Ilaria Drago, incarna invece la leggerezza e la disciplina del corpo che pensa: formatasi tra Italia e Olanda, porta nella sua pratica l’intreccio tra movimento, terapia e ricerca, tra gesto e ascolto. La sua storia restituisce la fisicità della creazione artistica come cura del sé e degli altri, come forma di presenza nel mondo.

A Růžena Hálová, intellettuale e traduttrice ceca, è dedicato il ritratto scritto da Maria Rosa Tinti. Nelle sue parole sulla “rivoluzione di velluto” e sulla memoria dell’Europa si riconosce un’altra forma di resistenza: quella della cultura, del pensiero, della traduzione come ponte tra popoli.

Letizia Fuochi, cantautrice e storica fiorentina, narrata da Francesca Cenni, offre al libro la sua voce militante e poetica. La sua figura unisce arte e storia, passione e rigore, testimoniando quanto la musica possa ancora educare al pensiero e alla responsabilità.

Alessia Farina, pastora nelle Crete Senesi, è la protagonista di un altro racconto che parla di ostinazione e rispetto per la terra. Con la sua piccola azienda familiare, rifiuta il turismo di massa e difende la dignità del lavoro pastorale e della produzione di formaggi.

E poi Linda Ghigino, la donna del rifugio Parco Antola, ritratta da Carlotta Farina: il suo rifugio, raggiungibile solo a piedi, è un avamposto di accoglienza e di pensiero, un luogo dove la fatica del cammino diventa metafora del vivere civile e della libertà.

Accanto a queste, scorrono le storie di Luisa Battistini, cuoca di Vivo d’Orcia che ha restituito vita ai luoghi abbandonati, e di Donatella Cinelli Colombini, pioniera del vino al femminile, entrambe simboli di una Toscana che innova nella continuità.

Ritratti a viva voce è dunque un libro che resiste all’omologazione e ai linguaggi superficiali dei social. Lo fa con il tono pacato e necessario delle storie che restano, di quelle che forse non “bucherebbero lo schermo” ma che illuminano la vita reale. Le parole e le fotografie — insieme agli inserti poetici di Simona Carboni, Leda Erente, Chiara Avidano e Valeria Balistreri — compongono un ordito delicato in cui la differenza femminile si esprime come forza generativa, come responsabilità condivisa.

Concludono il libro una sezione finale di brevi biografie con foto e una pagina dedicata al progetto Vald’O, la libreria-enoteca fondata da Montisci a San Quirico d’Orcia, diventata nel tempo un laboratorio culturale e civile, è la radice da cui il libro è germogliato, è il luogo fisico e simbolico da cui queste voci si sono levate per “ricominciare a raccontare e a raccontarsi”.