Note di un sogno errante
Tante storie
Romano Augusto Fiocchi
Il Violinista Igor Brodskij
Qed, 2025, pp. 144
€ 14
Con Il Violinista Igor Brodskij Romano Augusto Fiocchi ci consegna un’opera che è al contempo romanzo breve, favola moderna e allegoria sociale. Pubblicato da Qed nel 2025, racconta la storia di Igor Brodskij, eccezionale ed enigmatico violinista di strada russo di origine ebraica, capace di suonare melodie straordinarie con un violino invisibile. La sua musica, indefinibile e trascendente, incanta chiunque l’ascolti, trasformando la quotidianità in un’esperienza metafisica.
La trama segue le peregrinazioni di Brodskij, un uomo che fugge da sé stesso e dal mondo, lasciando dietro di sé una scia di mistero. La sua musica, che non è né classica né jazz né rock, ma semplicemente “la musica di Igor Brodskij”, diventa il filo conduttore di un racconto che si snoda tra Milano, Parigi e Londra. A inseguirlo c’è Tommaso Paturnia, un investigatore privato dall’olfatto prodigioso, ingaggiato da un produttore discografico che vuole trasformare il talento del violinista in merce di consumo. Ma Brodskij, come la sua musica, è inafferrabile. Ogni tentativo di catturarlo, di registrarlo o di commercializzarlo fallisce, perché la sua arte rifiuta di essere ingabbiata.
Fiocchi gioca con i generi letterari, creando un’opera che spazia dal realismo magico, a Borges, alla fiaba postmoderna. Il violino invisibile diventa un simbolo potente: rappresenta l’essenza dell’arte pura, che esiste al di là delle leggi del mercato e della logica razionale. Brodskij, con il suo refrain “non parlo italiano”, incarna la resistenza alla comunicazione convenzionale, preferendo esprimersi attraverso il linguaggio universale della musica. La sua figura evoca quella di un messia laico, un uomo che porta conforto ai diseredati ma che, al tempo stesso, è un eretico, un solitario che rifiuta ogni etichetta.
Il romanzo è anche una riflessione amara sul destino dell’arte nella società contemporanea. Max Bignami, il produttore discografico grottesco e tragicomico, rappresenta l’industria culturale che vorrebbe ridurre il genio a prodotto. La sua ossessione per Brodskij e il suo fallimento nel catturarlo mettono in luce il conflitto tra creatività e business, tra l’autenticità e la sua mercificazione. Fiocchi, con sottile ironia, denuncia un sistema che misura il valore dell’arte in streaming e profitti, dimenticando che la vera bellezza spesso si nasconde nelle strade, tra le bettole e le periferie.
La scrittura di Fiocchi è ricca e stratificata, punteggiata di citazioni letterarie nascoste e digressioni filosofiche. Il tono varia dalla malinconia alla comicità, dalla poesia alla scurrilità, creando un ritmo incalzante che cattura il lettore. I personaggi che popolano il romanzo – ex tossici, prostitute, poeti ubriaconi, investigatori – sono ritratti con affetto e umanità, ognuno portatore di una storia che si intreccia con quella di Brodskij. Tra questi spicca il fantasma di Alda Merini, che compare in una scena memorabile, sigaretta e bicchiere di vino in mano, a ricordarci che la poesia e l’arte sopravvivono anche nell’invisibile.
Realtà e finzione si mescolano con sapiente ironia e talvolta con effetti volutamente comici nel romanzo: i nomi dei personaggi, i luoghi che oscillano tra geografie reali e immaginarie, e le citazioni letterarie stravolte, come quella iniziale dell’Apocalisse di Giovanni tradotta dal grottesco Max Bignami. In chiusura il libro sfuma ulteriormente i confini con una sezione che presenta note di cronaca con foto dei luoghi citati, lasciando deliberatamente il dubbio su quanto sia documento e quanto invenzione.
