Skip to content
  • Pro Civitate Christiana
  • Rocca è
  • Iscriviti alla newsletter
0 prodotti
Area riservata
  • Chi siamo
    • La redazione
    • Autori
    • Contatti
  • Riflessioni e attualità
  • Chiesa e teologia
  • Rubriche
    • Arte
    • Cinema e Tv
    • Dai libri ai lettori
    • Mosaico dei giorni
    • Visto per voi
  • Tutti gli articoli online
    • Alla scuola dei salmi
    • Cambio d’ora
    • Camineiro
    • Crisi climatica
    • Crisi economica
    • Cultura
    • Diario scolastico
    • Estero
    • Etica
    • Fatti e segni
    • Femminile plurale
    • Guerra e pace
    • Il concreto dello spirito
    • Il poliedro
    • Impresa e consumo
    • Intelligenza Artificiale
    • Internazionale
    • La ferita e il canto
    • L’editoriale
    • L’incontro
    • L’intervista
    • Politica italiana
    • Politica e cultura
    • Politica italiana
    • Politica, cultura e società
    • Psicologia
    • Società
    • Sud del mondo
    • Teatro
    • Testimoni di pace
    • Versi contro/versi
  • Archivio numeri
  • Rocca libri
  • Abbonamenti
Area riservata

Chiesa e teologia

Smascherare le parole: una necessità per un dialogo serio nella Chiesa.

di Stefania Baglivo
17 Novembre 2025
Immagine generata con AI
Link copiato negli appunti

Occupandomi di una ricerca sulle pratiche di parola delle donne cattoliche, ho seguito alcune pagine social di scrittrici, divulgatrici, teologhe, sia religiose che laiche. Da uno sguardo panoramico, oltre a notare con piacere l’abbondanza di voci femminili come mai in precedenza nella Chiesa, ho osservato i diversi posizionamenti che le donne cattoliche assumono rispetto al proprio ruolo sia ecclesiale che sociale. Da un lato chi si propone come la custode dei più tradizionali valori della famiglia, della maternità, della sessualità normata e degli schemi morali netti. Dall’altro chi cerca di aprire le porte verso maggiori pratiche inclusive, forme nuove di partecipazione e correzioni radicali degli errori commessi dalla tradizione ecclesiale. Basta conoscere un pochino la storia delle donne cattoliche del Novecento per sapere che ciò accade da oltre un secolo, più o meno allo stesso modo e con gli stessi posizionamenti.

Tutte le parole hanno spazio di espressione, ma occorre fare attenzione ad alcuni elementi di metodo che possono rendere le pratiche di parola autentiche o, al contrario, manipolatorie. Nell’ambito della ricerca ho dovuto constatare, purtroppo, che attualmente questa seconda modalità non solo è molto diffusa, ma è ahimé anche poco riconosciuta per ciò che è. Vorrei allora sottolineare alcuni elementi utili per smascherare le parole di alcune “false profetesse” dei social (diciamo così).

1. La violenza epistemica: in alcune pratiche di parola si notano atteggiamenti svalutanti e dispregiativi verso coloro che non sono posizionate sulla stessa linea. Gli sguardi diversi sono leciti e vanno sostenuti o confutati con argomentazioni di contenuto, che non offendano le capacità intellettuali e di pensiero dell’interlocutrice che ha idee diverse. L’apprendimento è sempre reciproco.

2. L’ignoranza storica e teologica: ho notato in alcune scrittrici-divulgatrici una scarsa preparazione e formazione che traspare nel dare per scontati alcuni presupposti che in realtà non lo sono, partendo nella propria esposizione da alcuni dati (religiosi, teologici, storici) che non reggono alla prova delle conoscenze che la riflessione ecclesiale ha maturato negli ultimi decenni. Così facendo tutta l’argomentazione risulta infondata.

3. La convinzione di essere detentrici della verità: un esempio di questo atteggiamento l’ho riscontrato nella pagina facebook di una scrittrice cattolica che intimava ai Vescovi italiani di non approvare il Documento del Cammino Sinodale a motivo delle sue aperture ai cattolici lgbtq+. Esempi simili denotano l’incapacità di partecipazione ai processi di discernimento ecclesiale che tutta la comunità dei credenti percorre insieme verso la verità. Verità che non è uno scettro, ma il frutto, appunto, di un discernimento condiviso.

4. La rigidità degli schematismi: il cattivo odore della manipolazione si annusa subito quando le parole rispecchiano rigidità schematiche invalicabili, tipo dentro o fuori, giusto o sbagliato, bianco o nero, santità o peccato. Recintare ed escludere è sempre pratica violenta, che non rispetta la realtà delle cose, né la logica dell’incarnazione dalla quale noi cristiani non possiamo prescindere.

Dunque pratiche di parola sì, ma consapevoli ed autentiche, perché il dialogo nella Chiesa sia davvero una cosa seria.

dialogodonne nella Chiesa
Sfoglia la rivista online Abbonati subito

Notizie correlate

Chiesa e teologia

17 Novembre 2025

Dal fiume al mare: la terra che promette

terra

Chiesa e teologia

10 Novembre 2025

Scegliere è la “parte migliore”

Donne della BibbiaMarta e Maria

Chiesa e teologia

3 Novembre 2025

Pubblicato il secondo report sugli abusi nel clero.

abusiChiesa in Italia
Logo Rocca
  • Tutti gli articoli
  • Archivio
  • Blog
  • Rubriche
  • Video
  • Libri
  • Abbonamenti
  • Informazioni di contatto

I nostri social

  • Privacy Policy e Cookies policy